PRESENTAZIONE :
OPERAI OGGI
con Francesca D’Este e Stefano Angelucci Marino
testo, regia, luci, musiche e impianto scenico Stefano Angelucci Marino
collaborazione drammaturgia e regia Rossella Gesini
luci e suono Seby Marcianò
assistenza tecnica Free Power Service
una produzione Questa Nave, Teatro del Sangro in collaborazione con Comune di Venezia - Assessorato alla Produzione Culturale
2009, a Torino.
Due operai, Tommaso e Chiara, sposi da dieci anni. Abruzzese lui e veneta lei. Lui, perfetto metal-mezzadro degli Abruzzi di oggi, tutto centri commerciali, belle fighe e il mito dell’origine; lei, una donna spaesata, finita, una donna che corre dentro l’inferno dei suoi desideri in profonda solitudine. Schiacciati dentro casa per un’improvvisa cassa integrazione decretata dall’azienda, i nostri due, come cani in gabbia, ci diranno di tensioni, splendori e miserie di un certo operaismo dei giorni nostri, un operaismo che si fa fatica a raccontare. Sarà in parte comico, in parte tragico.
Per la precisione tragicomico.
Ho deciso di lavorare sullo schema della "commediaccia": cioè sulla commedia amara e graffiante, che preme sui risvolti tragici. Mi interessava esplorare un linguaggio leggero a confronto di temi tanto pesanti come quello del precariato contemporaneo: il modulo comico mi ha fornito una lievità particolare, seguendo l'insegnamento di Italo Calvino che, nelle "Lezioni Americane", parla di una sorta di pesante leggerezza, da affrontare con i piedi ben ancorati alle nuvole. Un’apparente leggerezza, dunque, che per contrapposizione renderà la drammaticità dell'argomento.
Stefano Angelucci Marino
RASSEGNA STAMPA :
Uno spettacolo prontamente attuale e al passo con i tempi, che ha conquistato il favore degli spettatori scaturendo in loro risate e applausi già dalle prime scene (…) La recitazione dei due attori è rivolta a un effetto di spontaneità, al fine di una maggiore vicinanza alla quotidianità rappresentata, cui s’aggiungono i rispettivi dialetti dei due personaggi a conferire l’aspetto dei tipici, quanto divertenti, stereotipi dell’italianità media. Da ogni singola battuta emerge la cura con cui sono state scelte le espressioni dialettali, in grado di trasmettere una coinvolgente comicità con i loro colori, suoni e stravaganze; in più, lo scontro tra termini e accenti delle due diverse regioni conferisce un ritmo sempre vivace che piacevolmente cattura l’attenzione dello spettatore, senza mai perderla, dall’inizio sino alla fine. (…)
Nella scelta del soggetto l’autore ha sagacemente saputo cogliere l’opportunità teatrale cui l’attuale crisi economica si presta in quanto fenomeno largamente collettivo, dando vita a una briosa tragicommedia di rapida presa sul pubblico.
Elena Ballarin, Nonsolocinema.com
Il tempo che la cassa integrazione riconsegna brutalmente al privato mette in crisi la divisione dei ruoli, libera desideri e immaginari soffocati nella quotidianità, fa esplodere la difficoltà di dare senso all’esperienza della vita. Il cortocircuito si indirizza fuori da sé, verso il personaggio invisibile di una colf rumena che convoglia sul suo corpo di giovane donna sottomessa - tra stereotipi razzisti, frustrazioni sessuali e aspirazioni di ascesa sociale - un disagio che non trova altre vie di riconoscimento. Perché la cassa integrazione di Tommaso e Chiara non è raccontata come tassello di un dramma collettivo, né come metafora di una sconfitta in qualche senso politica; né è il pretesto per mettere in scena mutamenti interiori: è solo l’occasione per guardarli nell’intimità quotidiana e prosaica della loro cucina. Tommaso e Chiara riescono a far ridere, nella loro messa in scena di una coppia italianissima formata da un “terrone” maschilista e una “polentona” emancipata solo nel lavoro, ed entrambi eterni figli di mamma e papà, ma quando, per brevi lampi, fanno cadere la maschera, inquietano molto: sono soli, sono ignoranti, non si fidano di nessuno, non provano nemmeno a capire ciò che accade attorno a loro, nemmeno si sognano di essere diversi, sono sostanzialmente razzisti. (…) Operai oggi ha la forza di uno sguardo disincantato, desacralizzante, privo di intellettualismo o snobismo dell’impegno, e che perciò restituisce tratti veri di un’antropologia operaia contemporanea. Ciò riesce soprattutto per il personaggio di Tommaso, per il quale Angelucci Marino ha in mente la cultura, il linguaggio e i gesti di una classe operaia che pochi conoscono, quella dei 5.000 metalmeccanici della Sevel (Fiat) di Val di Sangro, provenienti da zone agricole, povere, prive di radicate tradizioni industriali, sindacali, associative e politiche, se non quella di granitico feudo democristiano. Una classe operaia che parla poco, che mette in crisi gli idealtipi settentrionali della “tuta blu”, e che nessuno racconta mai.
Gilda Zazzara, Aisoitalia.org
FOTO :
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| Stefano Angelucci Marino |
Stefano Angelucci Marino - Francesca D'Este |
Francesca D'Este |
Stefano Angelucci Marino |
Stefano Angelucci Marino - Francesca D'Este |